In Italia si Muore

di D. Parducci

In Italia si muore.

Non è il titolo dell’ennesima statistica sull’età media degli abitanti dello stivale, nè sui dati relativi all’abbandono dei paesi di montagna.

E’ un dato di fatto, semplice e terribile.

In Italia si continua a morire, ogni giorno.

Moriamo ogni giorno, sotto il sordo tonfo delle sprangate di un fascista di provincia che nessuno vuole chiamare col suo vero nome: fascista.

Moriamo lentamente per le malattie che qualche impianto o industria aperto nei nostri teritori ci regala

Moriamo annegati nell’acqua che il mercato vuole come confine e non come ponte tra i popoli.

Moriamo ascoltando le sentenze di assoluzione o prescrizione per i massacratori in divisa della scuola Diaz a Genova nel 2001.

Anche se le lacrime sono così tante che a volte penso arrivino a bagnarci pure l’anima, so che l’avversione per le ingiustizie e i soprusi sapranno sempre riaccendere quella scintilla che ci permetterà di affermare e gridare il nostro no, di reclamare a gran voce giustizia e dignità perchè non è tempo di stare zitti.

E’ necessario parlare, prendere parola, agire solidarietà e conflittualità contro ingiustizie e soprusi che vediamo e viviamo ogni giorno, in coda al supermercato come alla posta, tra i banchi del mercato e sui marciapiedi, nei posti di lavoro, negli atteggiamenti e nei modi che i bambini hanno assimilato e ripetono tra loro.

Dobbiamo avere il coraggio di rompere questa cappa viziata che ci vuole assuefatti e complici di una barbarie che vorrebbe far passare come vittime i carnefici.

Il potere oggi ha bisogno del fascismo, per questo non può nominarlo.

Ha bisogno di una cultura che ci divida in forti e deboli, ha bisogno della paura e dell’odio per non farci vivere, per farci restare impauriti ognuno nella propria casella, ha bisogno della demonizzazione dell’altro, della competizione di tutti contro tutti per riuscire a dominare la potenza dirompente della libertà e della felicità che solo la cooperazione, la solidarietà diretta, un’esistenza solidale e creativa sanno creare e dare.

Il coraggio e la felicità che regalano il sapere che, assieme ad altri, siamo riusciti a costruire e cambiare qualcosa sono potenti e decisivi. Sapere che solo riprendendendo parola e praticando progettualità collettive possiamo essere felici.

Un mondo senza confini e poteri, un mondo di liberi ed eguali, un mondo in cui donne e uomini decidono dove vogliono vivere, dove le persone operano assieme per il proprio futuro in armonia col pianeta è l’unica alternativa che abbiamo.

Sarà la loro disfatta e la vittoria di un’umanità libera e felice.