Batteri: un'amicizia d'altri tempi


di D.Montoni

“L’umano, il riflesso di un’antica tendenza”*

L’UMANO: IL RIFLESSO DI UN’ANTICA TENDENZA*

Era già da un bel po’ che l’ossigeno si teneva al 21% tutt’intorno al pianeta Terra, e così l’azoto, il biossido

di carbonio e gli altri gas si mantenevano costanti. Erano passati due miliardi d’anni dalla crisi dell’ossigeno.

L’atmosfera si era pesantemente inquinata di questa sostanza a causa di alcuni batteri verde-azzurri che

avevano inventato e cominciato a praticare una fotosintesi diversa che estraeva l’idrogeno dall’acqua

invece che dall’aria, rilasciando ossigeno. Un’ecatombe di creature anaerobiche e un fiorire di quelle

aerobiche.

Era quasi autunno nell’emisfero boreale e uccelli migratori, solitari e a stormi, sorvolavano pezzi di globo

per tornare nei quartieri di svernamento, erano in movimento anche moltissimi creativi viaggiatori vegetali

a bordo dei più svariati vettori. Nella massa oceanica serpeggiavano le anguille che dal Mar dei Sargassi

nuotavano fino al Mediterraneo compiendo il loro straordinario viaggio di 700 km. Dalla Siria colonne di

umani in fuga, a piedi nell’era delle automobili, non in migrazione annuale ma in sofferenza straordinaria,

si spostavano in massa verso un ambiente più adatto alla vita. Niente stava fermo.

Un’umana uscita dall’ospedale ebbe bisogno di sedersi un attimo su una panchina, fece un paio di bei

respiri a pieni polmoni. Accertamenti per problemi intestinali. Probabilmente i disturbi erano dovuti alla

sua natura emotiva e nervosa, niente di particolarmente preoccupante, non era stata questo a turbarla

profondamente ma la chiacchierata con l’appassionato medico che le aveva dedicato una ventina di minuti

per renderla più consapevole di cosa sia l’apparato digerente umano. Aveva così scoperto di essere in vita

grazie ad una simbiosi. Dentro di se viveva il microbiota umano, un insieme di microorganismi, un’entità

biologica a se stante che è simbionte con l’organismo ospite, il 10% del nostro peso secco, un patrimonio

genetico dieci volte quello umano. Le colonie cominciano ad insediarsi subito dopo la nascita, già passando

attraverso la madre e poi restano con noi tutta la vita e ognuno ha la sua particolare composizione di

batteri. Sintetizzano sostanze che ci sono indispensabili ne disgregano altre che non siamo in grado di

smantellare. Vivono nell’ambiente ricco di carbonio ed idrogeno delle nostre cellule come vivevano nei

mari primitivi di acqua e sali, come quando la vita ebbe inizio.

Si era considerata una donna abbastanza colta, insegnava a scuola, ed era arrivata a quell’età matura

avendo solo vagamente nozione di fermenti lattici, flora batterica… senza che avesse

minimamente fatto caso a quella cooperazione. Improvvisamente le si erano spostati i confini, un cambiamento di

percezione del proprio limite fisico: aveva zone di confine anche al proprio interno, non era un essere ben

distinto dagli altri. Il sole picchiava duro quel giorno e un acero lì vicino stava riflettendo quanto tenere

aperti gli stomi per approfittare della bella luce senza perdere troppa acqua. Una formica stava passando

dal molto agitato al frenetico perché era da troppo che era alla ricerca delle compagne di nido senza

risultati.

 

Batteri: un'amicizia d'altri tempi

 

All’umana venne in mente che quella mattinata era già cominciata in maniera un po’ bizzarra,

nell’agitazione del ritardo, era capitata nel reparto di ostetricia e il verso di un neonato l’aveva trasportata

tra uccelli acquatici in ambiente lacustre… era stanca, le stavano già salendo gli occhi sotto le palpebre

chiuse e, al ritmo del respiro profondo, gli occhi andarono a guardare in un sogno da placenta, di quando si è dei

pesciolini… Boschi come folle umane piene di individui unici e irripetibili; concentrati temporali di vite

vetuste, dal vermicello vegetale, uscito dal seme ed entrato nel terreno, ad alberi monumentali; dolci suoni

di apici radicali che succhiano lievi nella terra e traffico di comunicazioni sotterranee che parlano la lingua

chimica che visualizzava in puntiformi arcobaleni; organismi unicellulari si scambiavano materiale genetico;

profumo di funghi, imponente ronzio di uno sciame d’api…

Quando si svegliò aveva voglia di stare bene, di prendersi cura di sé ovvero anche delle proprie colonie di

micro-creature. È come se si sentisse più responsabile ora che visualizzava quegli abitanti il cui benessere

era dipendente dal suo. Si rese conto di avere davvero fame, non aveva potuto fare colazione per via del

prelievo di sangue. Si incamminò, intenta a passare al vaglio le attività commerciali su entrambi i lati della

strada per procacciarsi un cappuccino e qualcosa da mangiare. Ecco un bar. Aveva già oltrepassato la soglia

che il cervello visualizzò l’adesivo “Io non posso entrare” e l’immagine di un cagnolino sbarrato. Tante volte

si era infastidita del cartello-filtro che simpaticamente discriminava creature appartenenti ad altre specie

come ne erano già stati usati per tenere fuori tra gli umani altre razze o il genere femminile, ma era sempre

entrata comunque. Non da quel giorno, si immaginò di ritornarci ed entrare tenendo alla corda un enorme

maiale, o una vacca maremmana… poco dopo passando davanti ad una macelleria ebbe voglia di sostituire

nottetempo l’immagine di una mucca circondata dai fiorellini con scene di macellazione…certo le

modalità di lotta andavano affinate e coltivate con maturità, ma la cosa principale era di aver scoperto di

avere l’esigenza interiore ad agire, avrebbe cercato e trovato dei compagni. Non riuscì a comprare niente,

spontaneamente coglieva le connessioni fra le cose e, anche se si rendeva conto di risalire le reti della vita a

maglie grosse, le si palesavano le dinamiche di potere e sfruttamento. Il rifiuto e la repulsione le venivano

innanzitutto da una forma di rispetto per se stessa che le infondeva un coraggio pacato, era diverso il modo

in cui incrociava le presenze e gli sguardi degli altri, da guerriera libera. Era insieme una pena e una pace

gioiosa percepire le relazioni.

Lo stomaco brontolava prepotentemente e cominciava a venirle mal di testa. Avrebbe trovato

nutrimento al di fuori del sistema di mercificazione del cibo, chiamò una sua amica biologa, nel senso che

ama studiare la vita. Posso venirti a trovare? Hai qualcosa da mangiare da offrirmi?

Succo d’uva, piadina con hummus e verdure saltate, torta di mele… materia ed energia fluivano

meravigliosamente e di ogni ingrediente le venne amorevolmente raccontata la storia.

L’amica ascoltava l’umana con un gran sorriso e un continuo annuire. Che stupidaggine gonfiarsi di

superiorità al confronto del resto della vita perché non si riesce ad allargare i confini della comprensione ad

intelligenze diverse. I batteri hanno inventato tutti i principali sistemi chimici necessari alle nostre vite, la

fermentazione, la fotosintesi, la respirazione aerobica, la fissazione dell’azoto… Le nostre cellule respirano

grazie ad antiche forme di simbiosi con microorganismi. Noi cominciamo goffamente a praticare il

trasferimento genetico cosa che i batteri fanno, con grande successo, dall’inizio della vita. Era felice di aver

ricevuto quella visita inaspettata. Faremo belle cose insieme ti chiamo già domani per farti delle proposte

ma ora va a casa e riposati.

La sera mentre faceva al marito quel racconto importante lo spogliava e fecero l’amore riuscendo a

sentirsi fusi come non era mai successo nemmeno nei primi tempi. Si sentì una bella ospite per il proprio

simbionte e seppe di aver innescato un meccanismo virtuoso.

Quel giorno, mentre ancora tutti i viventi e i non viventi insieme partecipavano a richiudere

continuamente il ciclo dell’ossigeno, quello del carbonio e tanti altri e mentre un’orata nel mare aveva

sentito che era arrivato il momento di cominciare a trasformarsi da maschio a femmina, anche una donna

era cambiata.

 

* La frase “Il riflesso di un’antica tendenza” è usata da Lynn Margulis in Microcosmo, 1989, Ed. A.

Mondadori