Eco Femminismo - Compartir.it

La nozione di genere allude alla costruzione storico/sociale delle identità di donne e di uomini in questa rete complessa di relazioni materiali e simboliche che sono le società umane.

Si tratta di un valido strumento di analisi che ha permesso profonde trasformazioni nelle scienze sociali, nell’umanità, nei movimenti sociali e nella prassi quotidiana di milioni di persone nel mondo durante gli ultimi decenni.

Il femminismo, teoria e pratica destinata a riconoscere le donne come soggetti autonomi e che lottano contro la loro esclusione e subordinazione, incorporò e sviluppò anche questo concetto, proveniente da ricerche mediche e psicologiche dagli anni ’60 del secolo passato, come forma per approfondire il suo lavoro di investigazione dei modelli di disuguaglianza che avevano fatto delle donne, per dirlo con le parole di Simòn Bolivar: “Il secondo sesso, un collettivo discriminato e oggetto di soggezione”.

All’interno della grande trasformazione sociale, fino al rispetto e all’uguaglianza effettiva tra uomini e donne, questo libro approccia una questione chiave del secolo XXI: come raggiungere un modello di produzione alimentare giusto e sostenibile.

Di fronte allo sviluppo illimitato, al consumismo e alla globalizzazione neoliberale, un paradigma di sviluppo umano in chiave ecologica, implica la distinzione, come già fecero gli epicurei, tra desideri necessari per la felicità, il benessere e la vita, e desideri superflui che possono portare grandi mali.

L’eccesso (hybris) era considerato per la filosofia greca come un gravissimo difetto che giungeva ad un finale tragico. Simili riflessioni incontriamo nell’ideale dell’armonia con la natura presenti nel “sumak kausai” dei popoli originari dell’America. Da cui si elaborano queste concezioni di “buona vita” fino ai nostri giorni, siamo avanzati molto nel piano della scienza e della tecnologia, però molto poco nella saggezza.

Antropocene - Compartir.it

La potenza distruttiva raggiunta, fa di questa epoca un crocevia nel quale si gioca il destino dell’umanità. Viviamo nell’ Antropocene, l’era nel quale l’uomo e le sue macchine modificano l’ecosistema in una proporzione inedita.

In accordo con i dettami del mercato, si condanna alla miseria milioni di persone povere, si tormentano i popoli indigeni dislocandoli dai loro territori, si stermina la fauna silvestre avvelenando l’ambiente, si priva di ogni forma di vita degna di questo nome milioni di animali destinati al consumo, trattandoli come mera carne marchiata e si somministra alla popolazione umana succedanei dei veri alimenti naturali.

Più in là, oltre nel tempo, si pone in pericolo la sussistenza delle generazioni future utilizzando senza lungimiranza alcuna le risorse naturali limitate. E tutto questo si fa per soddisfare l’ansia di potere di alcuni pochi, la voracità senza limite delle grandi corporazioni e il criterio di qualità della vita delle società sviluppate che, nonostante tutto, mostrano indici di felicità decrescenti negli ultimi 50 anni. Con la loro necessità di crescere senza misura e senza tregua in un ecosistema chiuso e dalle risorse limitate come è la terra, il capitalismo globalizzato comincia a mostrare la sua faccia più pericolosa. Il cambio climatico segna un prima e un dopo nella storia della nostra specie.

Le donne nei movimenti - Compartir.it

Le donne si contano tra le prime vittime del deterioramento ambientale per due ragioni.

In primo luogo è necessario segnalare che, per le loro particolari caratteristiche ormonali, il corpo femminile è un bioaccumulatore di pesticidi e di altre sostanze nocive che funzionano come interferenti endocrini. Da qui gli alti indici di ipersensibilità chimica e di incremento dei cancri ginecologici.

In secondo luogo, le conseguenze delle catastrofi naturali e della degradazione ambientale antropogenica, che si chiami deforestazione, contaminazione, desertificazione, o perdita della biodiversità, colpiscono in special modo le donne più povere.

Cercare acqua potabile, legna o cibo si fa sempre più difficile e le obbliga a percorrere grandi distanze con carichi pesanti. Le malattie dei bambini e delle bambine, le loro nascite con gravi malformazioni, dovute all’esposizione agli erbicidi delle monoculture e ai prodotti impiegati nelle grandi estrazioni, vengono ad aggiungersi ad una lunga lista di penalità. Ma comunque, forse per queste stesse cause, sono numerose anche le protagoniste del cambiamento verso un mondo sostenibile. Campesinas e Indigene si organizzano, innovano, si rafforzano e lottano nei nuovi orizzonti aperti per l’agroecologia e la sovranità alimentare.

Molto si è già scritto riguardo le conseguenze delle responsabilità di chi detiene il potere per dare un colpo di timone e cambiare la rotta. Sono meno, comunque, le proposte concrete di soluzione, i modelli alternativi al modello suicida nel quale ci troviamo. Da qui, l’importanza di questa opera di raccolta di contributi costruttivi di donne che resistono e lavorano per il bene comune.

Il rifiuto del “cattivo sviluppo” non deve essere sinonimo di primitivismo né di nostalgia mistificatrice del passato. La parte femminile, le metà dell’umanità, ancora non ha raggiunto l’eguaglianza dei diritti promessa dalle democrazie moderne. L’unione della prospettiva ecologica con la convinzione della necessità di raggiungere l’eguaglianza di genere, è garanzia di critica della modernità.

Dobbiamo conservare e rafforzare l’eredità moderna dei diritti tanto importante per le donne e , in cambio, criticare e superare la deriva di una ragione suicida propria di un “homo oeconomicus” che conosce solo interessati calcoli egoistici di breve termine.

Homo Oeconomicus - Compartir.it

In tutte le società, incluse quelle sviluppate, l’impronta ecologica delle donne è minore di quella degli uomini. I lavori quotidiani della cura, che la divisione sessuale del lavoro attribuisce in esclusiva al gruppo femminile, permettono il mantenimento della vita. Le autrici e gli autori di questo libro non pretendono per questo di convertire le donne nel nuovo soggetto rivoluzionario, questa volta ecologico, a costo di mantenere antichi stereotipi di genere, come propose qualche filosofo nel secolo passato temendo che sparissero le ultime caratteristiche di compassione e affetto nella spietatezza del mondo, al contrario, indagano le forme nelle quali è possibile superare la discriminazione. Uniscono, così, gli ideali di uguaglianza giustizia e autonomia, tanto nella ricerca empirica sui contributi ecologici delle organizzazioni di donne, come le sue analisi sopra le forme in cui gli stereotipi della mascolinità influenzano il pieno sviluppo dell’agroecologia.

Genere ed ecologia sono due ambiti di teoria e prassi che, in queste pagine, s’intrecciano per un promettente percorso. Raccomando vivamente questa lettura a chi cerca incoraggiamento e valide carte di navigazione per i cammini di un futuro solidale sostenibile.

Alicia H. Puleo

(prologo del libro “Género, Agroecologìa y Soberanìa Alimentaria” – Icaria Editorial).