Da EcoCompatibilmente.it

Vivere in maniera ecocompatibile è sentirsi parte di un sistema, di un ecosistema. Il sistema-casa è l’organismo vivente a cui noi apparteniamo.

In questo senso ogni cosa sulla terra è un sistema vivente, dalla più piccola cellula (come dice F. Capra) ad una città, una regione, l’oceano, l’intero pianeta.

Ogni cosa è interconnessa, interdipendente l’una con l’altra.

Come è possibile affrontare il problema dei pesticidi senza scontrarsi con le multinazionali, le industrie farmaceutiche, il monopolio, lo sfruttamento per creare guadagno e dipendenza e quindi ritrovarsi a discutere della fame nel mondo?
Come parlare di questo senza affrontare il problema dell’industria e della cultura alimentare, di una cultura cannibale che oltre agli altri esseri fagocita se stessa?

Come si può affrontare il problema del riciclo senza affrontare quello dei rifiuti, dello smaltimento e quindi delle mafie e delle sue connivenze con il potere politico e di conseguenza porsi la questione di come mai questo sia un sistema permeabile alla corruzione?
Di come sia possibile dare il potere in mano a pochi e a questi pochi subappaltare tutto e quindi porsi il problema di come opporre potenza diffusa al potere verticale? E quindi riflettere sulla democrazia diretta, la partecipazione, la gestione del comune, l’acqua, l’aria, la terra senza considerarli proprietà, godendone senza abusarne. Scegliere insieme come e quanto coltivare, o semplicemente come agevolare il lavoro della terra.

Partendo dal particolare, si arriva al sistemico.

Oggi più che mai, non è possibile fermarsi al settoriale, occuparsi della foresta Amazzonica senza prendere posizione contro le grandi compagnie. Porsi il problema delle specie che vi vivono, compresa quella umana, quindi del tipo di comunità a cui appartengono e della diversità che portano.
E partendo dal riconoscimento della diversità arrivare alla questione razzista: diversi di pelle, diversi di genere, diversi negli stili di vita, arrivare all’idea della convivenza e approdare alla ricchezza dello scambio, della commistione.

Dire di essere ecologisti oggi, praticare “ecologia profonda”, significa riconoscere che viviamo in un ecosistema, significa concepire le città come organismo vivente. Diceva Leonardo da Vinci, in una città sana, le persone, le cose, i beni devono essere liberi di fluire, come il sangue nelle vene di un corpo, non ci sono territori chiusi o intransitabili, accessibili solo a chi può permetterseli, in cui la creazione o la partecipazione sono a beneficio di pochi. Significa, come dice Fritjof Capra, sostituire il paradigma evoluzionista darwiniano della lotta competitiva per l’esistenza, con un sistema al cui interno agiscono forze collaborative attraverso la creatività e il continuo presentarsi di novità.

Costruire un mondo migliore significherebbe riconoscere la nostra appartenenza al sistema-natura, non violentemente piegarla ma osservarla, lusingarla, partecipare con quella capacità d’inventiva di cui la specie umana è portatrice.